Dal 29 dicembre 2008 al 2 gennaio 2009, 40000 giovani di tutta l’Europa e di altri continenti si sono riuniti a Bruxelles su invito della comunità di Taizé. Dopo Ginevra, Zagabria, Milano, Lisbona, Amburgo, l’incontro di Bruxelles è stato il 31° incontro europeo dei giovani animato da Taizé.
Pubblichiamo qui di seguito la testimonianza di Filippo e alcune foto che abbiamo scattato durante l'incontro.
Si potrebbe cominciare il racconto della propria esperienza ad un incontro di Taizé partendo dai postumi, dalla fine.
Sulla corriera che ci riportava a casa c'erano facce stravolte, assonnate, occhi gonfi, qualcuno con la febbre, ed una coppia di giovani fidanzati che, sfidando la gravità e limiti delle proprie articolazioni, dormivano in uno strano groviglio abbracciati l’uno all’altra.
Visti da fuori dobbiamo sembrare un po’ pazzi! Poi parli con gli altri e capisci la gioia che sta dietro quegli occhi gonfi. Già... gioia, perché se decidi di passare l’ultimo dell’anno in un paese straniero, pregando seduto per terra in un padiglione della fiera con i giovani di altri paesi europei, e in più lo fai sorridendo... c’è qualcosa lì che a casa non è facile trovare, qualcosa che ti impone di metterti in cammino. Questa volta per Bruxelles, l’anno prossimo forse per la Polonia.
È un pellegrinaggio faticoso anche perché non ti chiede di fermarti, di “raggiungere” una meta ma, come ha detto un frere della comunità all’incontro con gli italiani, ti chiede di camminare oltre. Bruxelles è solo una tappa, perché è al rientro che il nostro cammino deve essere frutto di questa esperienza. Dobbiamo portare nel nostro quotidiano quello spirito che abbiamo vissuto nella capitale belga.
Una delle cose che più mi stupisce nel clamore e nella confusione di oggi è la possibilità di “sentire” il silenzio, di vivere un momento di profonda intimità con noi stessi in un padiglione della fiera, luogo solitamente in antitesi con questo concetto.
La potenza del silenzio può diventare esplosiva perchè ti costringe a porti in ascolto. L’unico rumore che si sente è quello dei colpi di tosse dei partecipanti acciaccati, quasi assenti il primo giorno e via via in aumento fino all’ultima sera. Stanchi sì, ma irremediabilmente presenti.
È cominciato tutto quando Benedetta, pescando dal mucchio, ci ha offerto la possibilità di essere accolti da una comunità protestante. Ci chiede se ci va bene. "Certo!" è la nostra risposta. E’ un incontro ecumenico. Saremo loro ospiti per 5 giorni. Con curiosità cerchiamo l’indirizzo della comunità sulla mappa: saremo ospiti a Mechelen, una città fuori dalla capitale. Prendiamo gli zaini usciamo nel cortile della scuola dove si trova l’accoglienza italiana e ci dirigiamo verso la metropolitana.
Ci mettiamo un po’, ma appena arrivati troviamo l’indirizzo ed in pochi minuti veniamo accolti. Prima di noi stanno assegnando le famiglie ad un gruppo di ucraini. La chiesa è piccola, spoglia, solo un drappo arancione per sottolineare la presenza di Taizé e abbellire un ambiente molto sobrio. E’ la loro tradizione. Si parla inglese e ci si capisce a gesti, ma intuiamo imediatamente che ci stanno offrendo una zuppa calda per darci il benvenuto. Come da noi, penso io. Con Daniele saremo ospiti di Kwinten.
Affidarsi, lasciarsi guidare con fiducia. Questo forse è il senso profondo del pellegrinaggio di fiducia sulla Terra. Abbiamo vissuto in una comunità protestante aiutata nell’accoglienza da un prete cattolico. Sì un cattolico, come cattolico, scopriremo in seguito, è Kwinten, il nostro padrone di casa di 25 anni!
La preghiera è comune per tutti: Kris, il prete cattolico, distribuisce separatamente l’eucarestia a chi ne fa richiesta.
Forse la riconciliazione è più facile di quanto si pensi se parte da noi, dalla semplicità della preghiera e della condivisione.
Filippo Occhipinti












