Associazione Gruppo '89

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Home Iniziative MeetinGiovani L'arca di Hassan (1994)

L'arca di Hassan (1994)

Dalla conflittualità alla convivialità
X MeetinGiovani Dopo gli avvenimenti del 1989 (Muro di Berlino, Rivoluzione di Velluto, ecc ...), ove sembravano aperte delle strade di dialogo e riconciliazione, si sono riaperte ferite, lotte e situazioni che hanno riportato l'Uomo in conflitto contro l'Uomo. Sono di molto cresciuti fenomeni come il nazionalismo, l'estremismo razziale ed etnico, ecc... Si sta perdendo il senso del Tempo: non c'è Passato (memoria storica), non c'è Futuro (progettualità, impegni seri e coerenti, ...). Questo si riflette anche in una più generale relativizzazione: ad esempio, non esiste più LA Verità, ma ognuno ha UNA verità personale o di comodo (cfr. enciclica "Veritatis Splendor").Constatato il "conflitto", mediante il recupero della "memoria" possiamo approdare allo scenario della convivialità. Innanzitutto convivialità è ovviamente legata alla parola convivio, che è un termine letterario per designare un banchetto. Questa immagine evoca lo stare insieme (non solo per mangiare), ma in modo familiare, in atteggiamento di dialogo, di ascolto, ... In questo ambito abbiamo individuato tre passaggi: ascolto reciproco, dialogo, interazione. Ascoltarsi e dialogare per superare i conflitti o l'indifferenza, l'apatia, per trovare soluzioni in modo rispettoso delle diversità, infine mettersi in relazione (interagire) per realizzare con onestà e senso etico i progetti maturati. Interagire anche prendendo e sostenendo delle scelte, per affermare il valore del costruire contro il disfattismo, la speranza contro la rassegnazione. Relatori: Enzo Bianchi (monaco, fondatore della Comunità di Bose), Valentino Castellani (Sindaco di Torino), mons. Luigi di Liegro (direttore della Caritas di Roma), Nuccio Fava (giornalista), don Paolo Turturro (parroco di Borgovecchio - Palermo - impegnato nella lotta alla mafia con l'associazione "Dipingi la pace"). Una riflessione su questo convegno dello scomparso mons. Tonino Bello, che nel 1987 così si rivolse ai partecipanti al meeting "Quando si dice speranza": "Ecco un altro "cantone": quello della comunione. Dove c'è vita di comunione, anzi dove c'è convivialità, lì c'è speranza. Oggi vediamo che i giovani vogliono fare comunione, si sentono felici quando si trovano insieme, nei gruppi, ai concerti, ... Gli assembramenti di persone festose sono soltanto le feritoie attraverso le quali possiamo intravedere quale sarà l'esito, lo sbocco finale della nostra storia. Però, vedete, là dove c'è comunione, dove c'è gente che si aggrega, lì c'è speranza".